Le ragioni di una rinnovata politica comune

luglio 1, 2016 | blog | di Valeria | 0 Commenti

Dopo le elezioni amministrative del 5 e del 19 giugno, abbiamo ritenuto giusto e opportuno aprire una riflessione e un confronto chiamando a raccolta le forze, dentro e fuori il Pd, che hanno sostenuto la candidatura a Sindaco di Napoli di Valeria Valente.

Facciamo questo con l’obiettivo di costruire, per i prossimi anni, un’opposizione di merito, ma netta e intransigente, all’amministrazione de Magistris, rispettando così fino in fondo il ruolo che ci è stato affidato dagli elettori e che vogliamo esercitare nell’esclusivo interesse della città.

Il breve documento che abbiamo prodotto intende offrire, a questo fine, spunti di analisi partendo dalla prospettiva di Napoli, abbracciando quindi il Mezzogiorno e l’Italia nel suo complesso. Quello che è avvenuto col voto di Napoli, ma anche e soprattutto tutto quello che ha preceduto e determinato l’esito elettorale, necessita, a nostro avviso, di una rilettura critica e autocritica delle scelte e dei percorsi che sono stati intrapresi. Per questo sono necessari una riflessione e un contributo di idee, programmi e proposte che coinvolgano tante forze e tanti soggetti, dentro e fuori dai partiti, espressione delle classi dirigenti diffuse, del mondo del lavoro, della cultura e dei saperi. Vogliamo per questo dare il nostro contributo, a partire dal ruolo istituzionale di opposizione in Consiglio Comunale, a creare uno spazio di discussione aperto a tutti, senza veti e chiusure, rifuggendo dalla inutile ricerca di scontri e di capri espiatori. Non intendiamo quindi sostituirci ai partiti, sarebbe del resto un clamoroso errore, dal Pd alle altre forze della coalizione, la cui funzione e autonomia sono preziose e insostituibili. Facendo bene e fino in fondo l’opposizione a de Magistris, vogliamo dare loro una mano, a partire dalle questioni di merito che interessano la città, a riorganizzarsi e a costruire un nuovo percorso politico. Quello che abbiamo a cuore sono in primo luogo Napoli e il suo destino. Alla città è rivolto il nostro primo impegno.

1. Analisi di una sconfitta.

Le cause che hanno determinato la sconfitta della coalizione raccoltasi intorno al Pd e a Valeria Valente sono molte e di varia natura: politiche, sociali, culturali e organizzative. La catena di errori, problemi e responsabilità è lunga e viene da molto lontano.

La ferita rappresentata dalla lunga crisi dei rifiuti protrattasi per tutto il decennio scorso è stata il fattore che ha aperto politicamente la strada alla vittoria di de Magistris nel 2011.

Esperienza amministrativa, quella di de Magistris, che si è caratterizzata per l’assoluta incapacità di avviare un’azione riformista e di cambiamento nel governo della città: dalla gestione dei principali servizi pubblici (trasporti, viabilità, rifiuti, cura e manutenzione degli spazi pubblici), al risanamento del bilancio e al riassetto della macchina amministrativa, non solo non è stato segnato il cambio di passo da parte della Giunta arancione, ma addirittura si è fatta sprofondare la situazione in uno stato di ancora maggiore precarietà e difficoltà.

Nonostante la sconfitta del 2011 e l’inevitabile chiusura di un ciclo politico e amministrativo, una vera riflessione politica e culturale sul quel centrosinistra non è mai stata davvero portata a conclusione in questi cinque anni, nemmeno dopo che la vicenda rifiuti si è conclusa positivamente dal punto di vista giudiziario. Questo ha determinato il cristallizzarsi delle diverse posizioni, impedendo la costruzione di una lettura politicamente condivisa di quella stagione. Non discutere limiti, responsabilità, ma anche tutto quello che di positivo c’era da rivendicare in quella vicenda, ha paralizzato il dibattito politico delle forze progressiste e riformiste, che avevano la necessità di andare oltre il vecchio centrosinistra e oltre l’esperienza amministrativa di de Magistris, sostenuta dal Pd nella fase iniziale, a partire dal ballottaggio del 2011.

Il Partito Democratico, nato dall’incontro delle forze riformiste, di tradizione cattolica, socialista e liberale, ha così raccolto alle ultime amministrative di Napoli un risultato percentuale (11,63%) in linea, ma addirittura inferiore, a quello del solo Pds alle amministrative 1992 (12,7%), in una situazione che, peraltro, oggi richiama molti degli aspetti del contesto di allora: fortissimo astensionismo; clima generale di elevata sfiducia nelle istituzioni; spaccatura all’interno tra correnti; una crisi del consenso in alcune aree tradizionalmente a forte radicamento, come l’Area Occidentale, dove oggi come allora tiene banco la questione di Bagnoli e della sua riconversione.

Il voto d’opinione, che aveva spinto il Pd a percentuali ragguardevoli alle europee del 2014 e costituito una premessa per la vittoria alle regionali del 2015, si è completamente prosciugato.

Le primarie e la campagna elettorale del centrosinistra a Napoli sono state caratterizzate da questi nodi non affrontati nei cinque anni precedenti. Quello che doveva essere un momento di riflessione e di mobilitazione per ricostruire un dialogo ampio con la città, è stato purtroppo inteso e si è trasformato in una rivincita, che ha finito per dividere ancora di più un partito e una coalizione che invece avevano bisogno di unità.

Da strumento utile e necessario per rilanciare l’azione politica del centrosinistra, elemento evidenziato anche dal dato relativo alla più che buona partecipazione, le primarie del 6 marzo scorso si sono trasformate in fattore di amplificazione delle divisioni e della debolezza politica del Pd. Divisioni diventate una vera e propria spaccatura con le polemiche che hanno accompagnato la fase successiva alle primarie, finendo per mettere in difficoltà ulteriormente un partito e una coalizione già costretti in partenza ad inseguire de Magistris e il centrodestra.

Così, la scelta di puntare su una figura che fosse espressione di una nuova generazione, anche se non improvvisata, tuttavia meno conosciuta rispetto a personalità più note nell’opinione pubblica, invece di rappresentare un’opportunità, ha finito per rivelarsi un ulteriore elemento di fragilità.

Anche la costruzione della coalizione e l’apertura a liste e soggetti, del Pd come del resto della coalizione che venivano dall’area moderata, sono state realizzate in maniera forse troppo frettolosa, senza avere avuto il tempo di spiegarle e condividerle col nostro corpo elettorale. La mancata chiarezza di un progetto riformatore ancorato saldamente ai valori del centrosinistra, alle ragioni dei più deboli, ha generato confusione ed incertezza sulla direzione intrapresa, che aveva il senso di unire tutte le forze responsabili su un programma di cambiamento e non certo di snaturare la natura del nostro campo. E anche nella composizione delle liste del Pd, come dell’intera coalizione, in diversi casi non si è riusciti a selezionare profili rappresentativi espressione di vari mondi della città, che potessero essere realmente competitivi.

Un profilo e un radicamento non lo si inventa in 5 mesi o nel corso di una campagna elettorale. Non basta la qualità scadente di un’azione amministrativa a fare dell’avversario l’alternativa. Così si spiega il massiccio astensionismo, oltre la media nazionale, alle elezioni amministrative di Napoli, soprattutto al secondo turno. Un astensionismo soprattutto dei nostri elettori.

Il chiaro fallimento amministrativo della giunta arancione è stato quindi coperto dalla indubbia capacità del sindaco di presentarsi come “opposizione nazionale” ad una stagione di riforme e di governo avviata dal Pd di Renzi. Questo ha consentito a de Magistris di allontanare l’attenzione e il dibattitto, anche – va detto – per una nostra responsabilità, dalle questioni e dai problemi di Napoli.

Rifiutando sistematicamente il confronto pubblico, de Magistris ha evitato accuratamente di parlare dei problemi della città, salvo, poi, repentinamente rispostare abilmente l’attenzione sui temi di Napoli per discutere dei fallimenti delle precedenti esperienze amministrative. A partire proprio dalla questione dei rifiuti, che non a caso è stato il punto su cui de Magistris ha fatto leva per costruire una narrazione positiva dei suoi cinque anni.

“Almeno oggi non c’è immondizia in strada”, “Abbiamo restituito a Napoli l’immagine positiva nel mondo che aveva perso sotto i cumuli di rifiuti”, “Sono tornati i turisti perché la città è stata liberata dai rifiuti” e altre analoghe semplificazioni hanno ribaltato il bilancio negativo di 5 anni di amministrazione, in cui i conti sono tornati a peggiorare oltre i limiti di guardia, le periferie sono rimaste relegate ad un ruolo di estrema marginalità rispetto alla narrazione lungomare-centrica del sindaco di strada, i trasporti ed il decoro urbano sono precipitati ai minimi termini, mentre la recrudescenza del fenomeno criminale è tornata ad annichilire la città.

Nella campagna elettorale, a questi elementi di difficoltà più di carattere locale e interno, si sono sommati quelli dovuti alla difficoltà del contesto generale, rappresentati in seno all’opinione pubblica nazionale ed europea dalla offensiva di forze e soggetti politici che puntano sulla demagogia, soprattutto nel far breccia e nel riuscire a mettersi in sintonia con gli strati più deboli della società, a cui i partiti democratici e riformisti hanno mostrato e mostrano evidenti difficoltà a parlare. Il voto è stato così più ancorato alla percezione di una proposta politica locale e meno legato alla qualità del buon governo messa in campo. I voti di Napoli e Torino sono, in questo senso, emblematici. A Napoli è stata premiata una cattiva amministrazione uscente, a Torino è stato bocciato quello che anche i commentatori più indipendenti hanno definito, e la stessa opinione pubblica percepiva, come il buon governo di Piero Fassino.

2. Per Napoli: non ripetere gli errori del passato.

Alla capacità del sindaco di scaricare le proprie responsabilità, è corrisposta quasi sempre l’incapacità del centrosinistra di far sentire la propria voce e distinguersi chiaramente dall’amministrazione comunale.

Bisogna, quindi, evitare altri cinque anni di subalternità politica a de Magistris. Nel 2011 il movimento arancione era una realtà politica che si affermava a Milano, a Cagliari, oltre che a Napoli. Mentre nelle altre realtà metropolitane, quella esperienza è, progressivamente in questo quinquennio, diventata valore aggiunto del Pd e del centrosinistra, con riflessi positivi anche su questa campagna elettorale, a Napoli questo non si è verificato.

Populismo, “mobilitazione” di vaghi e confusi sentimenti di sinistra, la declamata volontà di favorire “partecipazione dal basso”, che mostra in realtà insofferenza e fastidio per la funzione dei corpi intermedi e delle istituzioni, per la fatica della democrazia, il tutto farcito da un armamentario di slogan fondati sulla demagogia, sono la vera cifra della “rivoluzione in salsa partenopea”.

La costante contrapposizione al governo, che serve a sollecitare nel modo peggiore il legittimo desiderio di riscatto dei napoletani, a giocare sull’orgoglio di una capitale che talvolta si è sentita ingiustamente bistrattata, è un altro tratto distintivo dell’esperienza de Magistris. In questo modo, Palazzo San Giacomo si è cinicamente sottratto a quella collaborazione istituzionale che il Governo Renzi e la Regione Campania di De Luca hanno a più riprese offerto e che poteva e doveva essere l’occasione per riportare concretamente la questione del rilancio di Napoli ai primi punti dell’agenda del governo del Paese.

Bisogna, quindi, costruire un serio profilo di opposizione e di alternativa a de Magistris in consiglio comunale. Un’opposizione costruttiva ma ferma ed intransigente del centrosinistra, sulla base di un profilo riformatore, del recupero di un’identità progressista e di una chiara e comprensibile idea di città. Bisogna ristabilire un rapporto etico con i cittadini sulla base degli impegni assunti e cominciare con serietà un percorso politico lungo 5 anni. Mai più affannose rincorse di pochi mesi, per essere davvero credibili agli occhi della città.

3. Per Napoli: ripartire dalle cose giuste.

Calato il sipario su una campagna elettorale fatta da de Magistris, ma anche dal centrodestra, sull’onda di un linguaggio demagogico condito da uno scontro a tratti oltre i limiti della correttezza e da promesse palesemente irrealizzabili, adesso si ripiomba nella realtà dei drammatici problemi della città, piccoli e grandi, che riguardano la stretta attualità e la cronaca di queste ore: lo sfascio del trasporto pubblico su gomma, il servizio della metropolitana cittadina, la più bella e la più inefficiente d’Europa, l’emergenza sociale di tante grandi periferie a partire dal lotto “0” di Ponticelli, la chiusura di Casa Florinda a Soccavo, centro di sostegno per donne maltrattate a Napoli, l’ascensore-bunker che deturpa una Villa Comunale ancora nel degrado. La nostra opposizione in Consiglio Comunale deve ripartire facendo sentire la sua voce su queste, come su tante altre questioni di merito, che interessano la vita quotidiana dei cittadini di Napoli, non solo denunciando la singola questione, ma anche offrendo soluzioni e modelli più efficaci e alternativi di gestione dei problemi, dentro un’idea chiara di città.

Restare e fare opposizione significa, inoltre, intransigenza sul tema dell’efficienza amministrativa, dei tanti quartieri abbandonati al degrado e all’illegalità diffusa, sulle opportunità date della programmazione dei fondi europei, malamente sprecati, e dal patto per la Campania. Significa ripartire dai più deboli, dalla scuola, dai servizi, dalla lotta alla camorra. Questo dentro alcune grandi battaglie fondamentali per il destino di Napoli, come il rilancio di Bagnoli e Napoli Est, il recupero delle periferie perdute, le questioni del porto e del centro storico, la lotta alla camorra e il tema della scuola, come occasione di ricostruzione di un grande patto di cittadinanza tra le famiglie e le istituzioni.

La nostra proposta deve, quindi, riconnettersi pienamente con le grandi questioni che riguardano il futuro di Napoli, del Mezzogiorno e del Paese.

Va assunta un’iniziativa con queste coordinate precise su Napoli e con questa prospettiva sul piano nazionale, perché tutto si tiene e nessuno può farcela da solo. Fuori dall’azione politica concreta, ancorata ad una visione d’insieme del panorama nazionale ed europeo, tutto si riduce a tattica di corto respiro e a battaglia politica fine a se stessa.

4. Ricostruire intorno al centrosinistra un’ idea di Napoli.

Nel campo del centrosinistra, Il Partito Democratico resta, nonostante la sconfitta, la più importante e grande forza politica riformista in Italia e a Napoli, il più forte soggetto alternativo alla demagogia e ai populismi che, come dimostrano la vicenda inglese, quella austriaca e quella spagnola sono una realtà con cui tutta l’Europa sta facendo i conti. Leggere il risultato del Pd alle ultime elezioni amministrative dentro una più corretta e generale prospettiva europea, dimostra quanto difficile sia la sfida del cambiamento per tutti i partiti della sinistra continentale e quanto coraggioso sia il cammino intrapreso dai Democratici italiani con Matteo Renzi. Oggi il governo italiano a guida Pd, nel panorama europeo, è, nonostante le necessarie correzioni di rotta soprattutto sui temi del disagio sociale, l’unico in grado di esprimere una proposta di governo e una visione di riforma e di cambiamento del nostro Paese, a partire dai suoi territori più difficili, come il Mezzogiorno e le grandi aree del disagio sociale, dove occorre dimostrare concretamente, attraverso l’azione di governo, di essere alternativi ai partiti estremisti e populisti.

Infine, anche in questa esperienza elettorale conclusasi con un risultato negativo, ci sono aspetti positivi, concreti elementi da cui possiamo ripartire. C’è stato il coinvolgimento di tante forze e figure giovani e civiche, espressione del mondo della cultura e dell’impegno nel mondo dell’associazionismo e del volontariato della nostra città, che oggi non possono andare disperse, ma debbono essere valorizzare, soprattutto nella fase di ricostruzione del centrosinistra. Dobbiamo riprendere un dialogo positivo e costruttivo con il mondo degli intellettuali e con tutte le forze colte che vogliono e possono dare un contributo importante alla rinascita di Napoli. Anche l’alleanza con tante forze del mondo laico e cattolico, di espressione moderata e liberale, ha evidenziato che su diverse questioni politiche e programmatiche esistono ampi punti di convergenza e fattori di un sentire comune che non vanno dispersi e a cui, invece, va data voce e rappresentanza nelle sedi politiche e istituzionali.

5. Guardiamo avanti

È tempo di guardare avanti. Noi offriamo il nostro contributo a partire dall’assunzione di due impegni.

1. E’ necessario organizzare e guidare una ferma e netta opposizione di merito in consiglio comunale, sulla base di un profilo politico progressista e riformatore chiaro e di una idea di Napoli nettamente ancorata ai nostri valori e alla nostra cultura di buon governo. In particolare, è necessario misurare ed incalzare l’amministrazione sui temi per noi fondanti:

• Conti in ordine, trasparenza, efficienza dei servizi al cittadino; il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso l’efficientamento della macchina amministrativa, il riordino delle partecipate, la dismissione del patrimonio comunale non strategico, il concorso razionale tra gestione pubblica e privata dei servizi stessi.
• Rigenerazione urbana e recupero delle periferie, anche attraverso il concorso di investimenti pubblici e privati. Le periferie devono essere considerate centri che comunicano con il centro. Accoglienza, accessibilità e bellezza devono essere le nuove sfide dell’amministrazione anche in questi luoghi. Il degrado genera mancanza di opportunità, povertà ed illegalità. Il recupero urbano produce meccanismi virtuosi di incentivazione per le attività economiche e sociali, che sono il vero antidoto alla criminalità organizzata.
• Recupero del fronte del mare e bonifica delle acque dal flegreo a S. Giovanni, sul modello di gestione della bonifica e del rilancio di Bagnoli. Il recupero del mare rappresenta un elemento di progresso ambientale ed economico per la città immenso: significa salute dei cittadini, migliore qualità della vita e del tempo libero, enormi opportunità di lavoro stabile legate a tutte le economie del mare stesso.
• Recupero architettonico e funzionale, attraverso i fondi disponibili, delle scuole, anche come luoghi della bellezza e della centralità delle attività sociali e culturali nei quartieri. La formazione e la lotta al degrado restano capisaldi della nostra idea di riscatto per Napoli e di lotta ai poteri criminali.
• Efficientamento della spesa dei fondi europei, in particolare per Bagnoli, Napoli est e per il Grande Progetto Centro Storico, patrimonio UNESCO dell’umanità.
• Rilancio di progetti di recupero dei beni architettonici e storici attraverso il concorso di capitali pubblici e privati, sul modello “Sirena”.
• Efficientamento del TPL, attraverso l’acquisto di nuovi mezzi, con i fondi disponibili, e costituendo un sistema integrato su base metropolitana.
• Completamento del ciclo dei rifiuti.
• Istituzione di un efficiente ciclo delle acque, attraverso la corretta, costante e qualificata collaborazione istituzionale con la Regione.
• Ordinaria e straordinaria manutenzione delle strade e decoro urbano.

2. Il costante confronto con la città e con tutte le sue rappresentanze di prossimità, attraverso cantieri permanenti di lavoro, occasioni periodiche e costanti di discussione e di elaborazione di idee e proposte concrete per la città. Bisogna offrire alle forze politiche e sociali vive della città, alle imprese, alle realtà sociali e dell’associazionismo, alle organizzazioni del lavoro e del volontariato, a tutti i corpi intermedi sviliti nella loro funzione di raccordo tra società e istituzioni, un punto di riferimento chiaro per costruire una visione condivisa del futuro. Bisogna ricomporre un quadro frammentato dei possibili protagonisti del riscatto di Napoli, convogliando le energie migliori e offrendo loro uno sbocco di cambiamento della città. In questo senso, è fondamentale tornare a coinvolgere in maniera imponente il mondo dei saperi e della cultura. Senza il contributo delle migliori intelligenze, la politica diventa cieca gestione del potere fine a se stesso.
Napoli è da sempre la sua intelligenza, il suo talento.

Da qui vogliamo ripartire.
Napoli Vale questo impegno, tutti i giorni, per 5 anni.

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