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gennaio 4, 2018 | blog | di Valeria | 0 Commenti

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L’ITALIA

Con l’inizio di questo 2018, è arrivato il tempo di fare un bilancio, ma anche di indicare prospettive per i percorsi che dobbiamo costruire. Siamo a cavallo tra la chiusura della legislatura e l’avvio di una campagna elettorale incerta, in cui tutte le forze politiche dovrebbero fare proprio l’appello del Presidente Mattarella che durante il discorso di fine anno ha richiamato al “dovere di proposte adeguate – proposte realistiche e concrete – perché (ndr) è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese”. Questo appello purtroppo in queste ore pare invece cadere nel vuoto da parte dei principali competitor del Partito Democratico che hanno già iniziato la gara a chi la spara più grossa, guardandosi bene dallo spiegare dove troveranno le coperture economiche per tutte le loro promesse irrealizzabili.

Il profilo che il Partito Democratico si è dato e che inevitabilmente dovrà portare avanti, è invece un altro, orientato alla cifra della sobrietà, della concretezza e della tranquillità da trasmettere al Paese. Innanzitutto a partire dalla lettura e dal bilancio di questi anni. La legislatura che si è appena conclusa è iniziata con un esito elettorale che non aveva consegnato a nessuna delle coalizioni la possibilità di formare un governo, nel mentre l’Italia navigava ancora nell’incertezza finanziaria. La vulgata che c’era all’estero su di noi era “dopo il fallimento della Grecia è il turno dell’Italia”. Ed era una prospettiva terribilmente concreta, evitata solo grazie ad un processo di stabilizzazione del quadro politico che ha consentito un’azione di governo lunga e stabile, continuità nelle misure macroeconomiche da adottare e affidabilità degli impegni assunti con i nostri interlocutori esteri. In tanti hanno contribuito a questo sforzo, ma il merito fondamentale se si sono realizzate queste condizioni ed è stato raggiunto questo obiettivo va dato a Matteo Renzi, al dinamismo e anche, sì, al coraggio con cui si è misurato dentro un quadro politico e istituzionale pieno di contraddizioni, per nulla facile e di certo non favorevole.

Oggi l’Italia è un Paese con un Pil che è tornato a crescere ben oltre il 2%, (non accadeva dagli anni ’90), che ha recuperato quasi 1 milione di posti di lavoro, che, come ha ricordato il presidente del Consiglio Gentiloni, non è più all’ultimo posto in Europa e che attraverso gli 80 euro a chi guadagna meno di 1500 euro al mese e da quest’anno anche attraverso il Reddito di Inclusione Sociale, 485 euro mensili alle famiglie più povere, ha fatto concretamente una operazione di redistribuzione del reddito a favore di ha meno. Molto altro è stato fatto sul terreno delle riforme economiche e del sostegno alle imprese, penso al bonus occupazione per i giovani del Sud o al sostegno alla nascita delle imprese 4.0 (ad alta innovazione), così come sul terreno sociale, gli 80 euro mensili per ogni nuovo nato o lo sgravio fiscale a detrazione del 19% per l’abbonamento autobus fino a 250 euro annui, oppure sul terreno dello sblocco degli investimenti per le infrastrutture, dall’alta capacità Napoli-Bari alla fine della Salerno-Reggio Calabria (nessuno ci credeva 4 anni fa quando il governo Renzi si diede questo obiettivo), agli investimenti sui porti. È chiaro che moltissimo resta ancora da fare, soprattutto in considerazione del fatto che gli effetti di tante di queste misure non sono ancora arrivati in maniera percepibile nella vita del Paese reale, di un’Italia che dal 2008 al 2015 ha perso il 15% della sua ricchezza complessiva. E le ferite sociali ed economiche, soprattutto al Sud, della più grande e lunga crisi economica dal ’29 ad oggi sono ancora evidenti sulla pelle dell’Italia. Sarebbe sbagliato non ricordarlo e non parlarne in campagna elettorale. Vorrebbe dire lasciare ai populisti di destra, di sinistra e ai grillini, uno spazio che stanno già provando a riempire con ricette irrealizzabili e pericolose, col rischio di riportare l’Italia indietro e di vanificare gli sforzi di questi anni.

L’impegno che il Pd dovrà mettere in questa campagna elettorale sarà quello di creare le condizioni perché l’Italia continui ad andare avanti e guardi al futuro partendo da quattro priorità: i giovani, le donne, il Mezzogiorno e più deboli. Anche per questo dobbiamo rivendicare che quella che si è conclusa è stata la legislatura dei diritti: le unioni civili, il biotestamento, la legge sul dopo di noi, la legge contro lo spreco alimentare, il divorzio breve, la legge contro il cyberbullismo e l’introduzione del reato di tortura, la legge contro il caporalato, la nuova legge per i reati ambientali. Si tratta di norme che rendono l’Italia un paese più moderno e civile. Resta l’amaro in bocca per la mancata approvazione dello ius soli. Eravamo arrivati ad un passo. Purtroppo, sono mancate le condizioni in un Parlamento che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, non aveva dato al Pd e al centrosinistra i numeri per costruire una maggioranza autonoma e con cui, in ogni passaggio di ogni provvedimento, abbiamo sempre dovuto tenerne conto. Quella di dare cittadinanza a tutti i nati nel nostro Paese è e resta però una battaglia di civiltà che il Pd deve continuare a portare avanti fino al raggiungimento del risultato pieno anche nel prossimo Parlamento.

IL MONDO

L’impegno di questi 5 anni del governo a guida Pd ha ridato all’Italia il posto che merita nel quadro internazionale, riportando il nostro Paese al centro degli equilibri globali. Dall’operazione Libia che ha drasticamente diminuito il numero di sbarchi, alla missione in Niger varata in questi giorni dal Governo che ha come obiettivo quello di stabilizzare un Paese cruciale nei flussi migratori, i suoi confini e le sue entità territoriali per contrastare il traffico di esseri umani e il terrorismo.
Abbiamo affrontato le crisi del medio oriente con un protagonismo che si era perso negli anni addietro. Siamo stati in prima linea tra chi crede nell’europeismo, come movimento che afferma i valori di di tolleranza, pace e cooperazione, per contrastare una deriva nazionalista che soffia sulla rabbia e sulle paure. Abbiamo riscoperto il valore dell’interesse nazionale dimostrando che questo è completamente diverso da ogni tipo di nazionalismo e da becere rivendicazioni egemoniche.
UEResta ancora davanti a noi la sfida di governare un processo epocale come quello migratorio su cui molti risultati abbiamo raggiunto soprattutto grazie al lavoro del ministro Minniti, ma su cui, va detto, che non dobbiamo mostrare timidezze o arretramenti di ogni tipo, sotto il profilo della salvaguardia dei diritti. I muri, le spinte xenofobe e la violenza nazionalista non sono soluzioni credibili. La capacità di gestione dei flussi, il miglioramento delle condizioni interne dei paesi di partenza, la strutturazione di un sistema internazionale stabile, la costruzione di una pace globale duratura, la capacità della comunità internazionale di intervenire per risolvere i conflitti internazionali, sono i veri strumenti per ridare stabilità, pace e serenità non solo all’Europa ma al mondo.

NAPOLI

Guardando la nostra città dalla prospettiva del governo nazionale, la prima valutazione che va fatta è quella riguardante il dato numerico degli investimenti: attraverso il Patto per Napoli e il Patto per la Campania, la città e l’area metropolitana di Napoli avranno da qui al 2022 investimenti già programmati e progettati per quasi tre miliardi di euro.

Mai nessun governo negli ultimi due decenni aveva stanziato così tante risorse a favore di Napoli. L’elenco è lungo: fondi strutturali e grandi progetti, dal completamento della metropolitana al recupero del centro storico, dalla riqualificazione degli impianti sportivi per le Universiadi alla cittadella dello sport; Zona Economica Speciale; gli investimenti per il porto; piano periferie: dall’abbattimento delle Vele, alla riqualificazione e messa in sicurezza del territorio; il piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici: circa 100 milioni di euro per prevenire il rischio sismico delle scuole di Napoli e dell’area metropolitana; e poi ancora i fondi per i musei e la cultura; l’uscita dal commissiariamento dell’autorità portuale; la ripartenza di Bagnoli, la bonifica e l’avvio della riqualificazione dopo anni di palude e di stop ideologici; i fondi per l’accoglienza dei migranti; gli investimenti della Apple; gli sgravi per le imprese e i nuovi assunti.

Nei prossimi anni la città dovrà impegnarsi fino in fondo per non sprecare queste occasioni e tradurle in opportunità di sviluppo, di crescita, di lavoro e di miglioramento della qualità della vita per i cittadini. Il Partito Democratico in questi anni si è fatto carico dal governo nazionale dei problemi di Napoli, avendo come unico orizzonte il destino e il benessere dei napoletani, guardando sempre all’interesse generale. Come è avvenuto nel caso della norma salva Comuni approvata in Commissione alla Camera e inserita nell’ultima legge di Bilancio. È stata per noi la scelta più giusta. Di sicuro la migliore oggi per Napoli. Ed io sono orgogliosa di aver dato, in qualità di Parlamentare e Consigliere comunale, il mio contributo alla stesura di questa norma. Distinguere il destino di Napoli da quello dei suoi amministratori e differenziare risposte e opportunità tra Comuni che si erano mostrati virtuosi da quelli che invece non lo erano stati era l’obiettivo che ci eravamo dati e credo di poter dire che l’abbiamo raggiunto. La norma che abbiamo approvato va esattamente in questa duplice direzione. Con norme molto rigide e stringenti per i Comuni già richiamati dalla Corte dei Conti, come il caso di Napoli, e tempi dimezzati per il relativo controllo, si tende, ancora una volta doverosamente e responsabilmente, a dare una mano importante alla città, ai suoi cittadini, alle sue imprese e ai suoi lavoratori e, al contempo, in difesa e nell’interesse degli stessi napoletani, si obbliga senza possibilità di scampo l’attuale amministrazione a un percorso virtuoso e contemporaneamente rigoroso, pena l’automatico default dell’ente. Di cui però a quel punto sarebbe responsabile, in maniera inequivocabile, l’attuale amministrazione.

La situazione finanziaria del Comune resta, nonostante il nostro intervento, grave e preoccupante e richiederà nei prossimi mesi scelte coraggiose e serie. Per questo, a maggior ragione è stato ed è fuori luogo l’entusiasmo di de Magistris. Dal canto suo, il Partito Democratico ha invece dimostrato ancora una volta di avere a cuore la città e il futuro dei napoletani. Tocca ora al Sindaco, dimostrare di muoversi con lo stesso nostro spirito e cambiando concretamente rotta nella gestione contabile, finora dissennata e irresponsabile, di Palazzo San Giacomo.

Di fronte al resto del Paese, noi ci presenteremo con questo stesso spirito, fatto di concretezza e responsabilità, avuto a Napoli sulla vicenda della norma per il bilancio. Lo spirito che ci rende diversi da tutti i populisti e i demagoghi, di destra, di sinistra, grillini e arancioni e che a differenza loro, ci consente di guardare avanti con ottimismo, orgogliosi di quello che abbiamo fatto, ma con la consapevolezza che ancora tanto resta da fare e tanto possiamo fare per l’Italia.

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