Cinque anni a Roma

febbraio 15, 2018 | blog | di Valeria | 0 Commenti

Cinque anni a Roma

Numeri e risultati della mia attività di Parlamentare

Valeria Valente

Deputata XVII Legislatura

 

 

Inizia il viaggio

Carissime, carissimi,

in poche pagine vorrei restituirvi il lavoro che ho svolto in questi cinque anni da parlamentare alla Camera dei Deputati. Sono stati cinque anni di intenso lavoro per me, ma soprattutto molto impegnativi per l’Italia. Dalle elezioni del 2013 usciva un Paese in condizioni economiche e sociali difficili, con una situazione politica instabile e frastagliata, eppure con una grande richiesta di cambiamento. Fin dall’inizio, l’incertezza politica non ci ha impedito di capire due cose: servivano scelte coraggiose per risollevare crescita economica e livelli di occupazione, arrivati ai minimi termini soprattutto nel Mezzogiorno. Serviva, poi, uno sforzo condiviso per ricostruire il rapporto tra le istituzioni e una società italiana fiaccata da terribili anni di crisi, che hanno indebolito imprese, lavoratori e famiglie.

Ci siamo messi subito al lavoro, non senza attraversare momenti di difficoltà. Ne siamo usciti, però, mettendo al centro della nostra azione l’interesse generale del Paese e la fiducia che nutriamo nelle sue risorse ed energie, che sono grandi, al Nord come al Sud, e non possono rischiare di spegnersi.

Per quanto mi riguarda, sono arrivata a Roma dopo una lunga e fruttuosa esperienza politica per la mia città, Napoli, prima in Consiglio comunale, poi come assessore nella Giunta guidata dal Sindaco Iervolino. Il lavoro parlamentare per molti versi è differente rispetto a quello in consiglio comunale: ogni giorno sotto la pressione di eventi incalzanti, diversi sono, poi, i dossier da esaminare, più estesi gli interessi da comprendere e cercare di comporre con una mediazione equilibrata. Sicuramente, però, quello che da Napoli ho portato a Roma è stata la voglia di mettermi al servizio della mia comunità e dei suoi interessi.

Se c’è una cosa che questi cinque anni dimostrano, è proprio che Napoli, con la sua estesissima area metropolitana, riveste un ruolo centrale per l’interesse nazionale. Quello che Parlamento e Governo hanno fatto in termini di investimenti, risorse, interventi, sta a dimostrare che le energie della città hanno trovato nelle istituzioni nazionali una spinta costante e un sostegno concreto, che da tempo non vedevamo.

Ho interpretato il mio lavoro come un viaggio di andata e di ritorno da Napoli a Roma. Un viaggio che mi ha portato a trascorrere magari una giornata intera tra votazioni in aula, riunioni del Comitato per le Pari Opportunità e dell’Ufficio di Presidenza della Camera. Ma un viaggio che, per fortuna, mi ha spesso consentito di concludere quella giornata tipo con incontri e assemblee a Napoli insieme ai miei concittadini.

Quel viaggio si è intensificato ancora di più dalla primavera 2016, da quando sono tornata a sedere (a dir il vero, senza che lo avessi programmato!) in Consiglio comunale. Non avevo grandi dubbi sulla tenacia che ci avrei messo, ma non vi nascondo che inizialmente il carico di lavoro spaventava anche me. Col tempo, però, devo riconoscere che questo mio impegno ha dato buoni frutti: un po’ perché ho potuto guardare Napoli da due punti di vista diversi, quello nazionale e quello cittadino. Ma soprattutto perché mi ha permesso di raccogliere con più forza gli interessi di Napoli per farli vivere in azioni politiche concrete. Di questo vorrei darvi conto in queste pagine, cominciando con qualche numero.

 

Napoli può ripartire

Mezzogiorno-Europa è un binomio su cui si è fatta troppa retorica, si sono declamati molti slogan vuoti a cui sono seguiti pochi fatti concreti. Nel tempo, purtroppo, è diventata lunga la lista delle occasioni e delle risorse sprecate a fronte delle innumerevoli opportunità che pure ci sono state. Proprio sul Mezzogiorno noi siamo passati dalle parole ai fatti. Per noi, la frase “il Sud al primo posto dell’agenda di Governo” non è stata come fino al recente passato un’affermazione astratta o una promessa da campagna elettorale, ma un impegno reale. Periferie, aree interne e Mezzogiorno sono diventati il cuore dei nostri atti e delle nostre iniziative. Abbiamo sostituito l’intervento straordinario, dietro cui spesso, soprattutto nelle ultime fasi si sono nascosti sprechi e inefficienze, con una politica di Governo fatta di programmazione, investimenti strutturali e interventi concreti. Parto da un dato numerico: grazie al Patto per Napoli e il Patto per la Campania, la città di Napoli e la sua area metropolitana riceveranno fino al 2022 investimenti già programmati e progettati per circa 3 miliardi di euro. Dentro questa cifra ci sono molti interventi su fronti diversi: dagli sgravi per i nuovi assunti e le imprese; dalla conclusione della linea metropolitana al piano periferie, dalla messa in sicurezza degli edifici scolastici fino alla bonifica e riqualificazione di Bagnoli, solo per citarne alcuni.

La battaglia a cui tengo di più, però, è anche quella più recente: la norma sul bilancio salva-Comuni, proposta dal Partito Democratico e approvata in Commissione Bilancio durante la discussione dell’ultima legge di bilancio.

È stata la scelta migliore, oggi, anche per Napoli. E sono orgogliosa di aver contribuito, in veste di parlamentare e di consigliere comunale, a scrivere una norma equa per le città e giusta per i cittadini. Equa, perché consente di dare risposte e opportunità diverse ai Comuni che si sono dimostrati virtuosi rispetto a quelli dove l’amministrazione non ha svolto il suo dovere nel risanamento dei conti. Giusta, poi, perché anche nel caso di Comuni che sono sottoposti al richiamo della Corte dei Conti, come è Napoli, il Partito Democratico ha confermato la volontà di mettere in primo piano l’interesse della città, delle sue imprese e dei cittadini.

Ora è compito della città, negli anni a venire, attraverso le istituzioni locali, impegnarsi a trasformare queste opportunità in strumenti concreti di sviluppo, di crescita e di miglioramento per le condizioni di vita e di lavoro di chi abita la città.

In questi cinque anni di Governo a guida del Partito Democratico è iniziata un’operazione di profondo rinnovamento degli ordinamenti locali. Una tra le maggiori novità ha riguardato senza dubbio le Città metropolitane, introdotte nel 2015. La Città metropolitana di Napoli, per grandezza, numero di abitanti e impatto strategico, è tra le più importanti. E nei prossimi anni, il tema delle istituzioni locali, dei loro assetti e delle loro funzioni, continuerà ad essere al centro del dibattito politico e pubblico, come hanno rimarcato a più riprese anche le rappresentanze delle autonomie locali. Ci sono, dunque, passi in avanti da fare e vuoti da riempire: uno di questi, per le Citta metropolitane, riguarda certamente la modalità in cui Sindaco e Consiglio vengono eletti. Ho presentato una proposta di legge per consentire l’elezione diretta da parte di tutti i cittadini degli organi delle Città metropolitane[1], con un metodo già sperimentato in passato per le Province. Credo sia una soluzione positiva e utile per combinare la gestione delle funzioni e dei servizi assegnati alle Città metropolitane con la rappresentatività di tutti i territori che ne fanno parte.

Gli atti parlamentari che ho promosso su Napoli hanno avuto molto spesso l’obiettivo di rappresentare e proporre soluzioni per situazioni di difficoltà occupazionale ed emergenza sociale che la città ha vissuto e vive tuttora. Molte sono le situazioni e le vertenze di cui mi sono occupata: dal grave problema occupazionale legato alla crisi di Alitalia e, di conseguenza, delle imprese dell’indotto tra cui le campane GH Italia e Atitech manifacturing[2], all’esigenza di continuità occupazionale e riconoscimento professionale per i lavoratori di Italia lavoro S.p.A[3]; dalla fase di rilancio vissuta da Leonardo-Finmeccanica con l’esigenza di tutelare le aziende[4] del gruppo presenti in Campania, al riconoscimento di comuni ad alta intensità abitativa per quei centri dell’area vesuviana[5] che ne sono esclusi.

In Commissione Difesa, oltre ad aver seguito con costanza il dossier Finmeccanica, sono stata relatrice di una proposta di legge che prevede il conferimento di una promozione a titolo onorifico agli ufficiali delle Forze armate[6] provenienti dai corsi allievi ufficiali di complemento. La Commissione ha concluso nel settembre 2017 l’esame della legge, dando il via libera alla sua discussione in Aula.

Intensa è stata, poi, l’interlocuzione istituzionale tenuta con il Ministero degli Interni su vari temi, a partire dal nodo del bilancio del Comune[7], su cui costante è stato il mio impegno per tenere alto il livello di attenzione da parte di tutte le istituzioni coinvolte, nazionali e locali, prima che la grave situazione contabile scappasse di mano. In questo ambito, ho seguito anche la questione del campo Rom di Scampia,la cui gestione da parte delle istituzioni locali si è fatta progressivamente più critica. Nel luglio 2017

dopo aver visitato questo insediamento con una delegazione composta da deputati del territorio e consiglieri dell’VIII Municipalità, ho scritto, insieme al collega On. Impegno, una lettera al Ministro Minniti rappresentando la gravità dei continui sversamenti di rifiuti e dei conseguenti roghi tossici.

Napoli è una fucina di eccellente ricerca tecnologica e scientifica, un patrimonio inesauribile di beni archeologici, architettonici, culturali. Favorire la filiera istituzionale deputata a tutelare e valorizzare queste risorse è stato un compito che ho svolto in più occasioni. A partire dal discusso progetto “Monumentando”, avviato ancora dallaprecedente consiliatura, che prevedeva il restauro di 27 monumenti della città e ancora oggi impelagato in mille difficoltà da cui non riesce a uscire. Nell’ottobre 2016 ho interrogato il Ministro dei Beni Culturali in merito ai diversi aspetti critici[8] nella gestione dei lavori da parte dell’Amministrazione comunale, su cui anche l’ANAC aveva avviato un’istruttoria. Oggi che quell’istruttoria è stata conclusa, ribadendo le anomalie, a partire dalla durata eccessiva delle esposizioni pubblicitarie concesse agli sponsor, possiamo dire che avevamo ragione ad attirare l’attenzione su una gestione poco trasparente di un progetto fondamentale per il patrimonio monumentale di Napoli.

Per quanto riguarda la ricerca, poi, penso innanzitutto al CEINGE, centro di ricerca napoletano all’avanguardia nel campo della biologia molecolare e delle biotecnologie avanzate. Ho più volte proposto che il Governo tornasse a scommettere su questa eccellenza italiana e internazionale tramite un congruo investimento nella legge di bilancio. Finora gli sforzi non sono stati sufficienti. Sono pronta, però, a riprendere questa giusta battaglia, anche coinvolgendo di più le istituzioni territoriali campane, quelle universitarie e della ricerca con cui il CEINGE collabora da tempo, oltre alle imprese che usufruiscono dei suoi servizi.

Mi sono impegnata per favorire la valorizzazione della storia di Napoli, quella documentaria preservata nell’Archivio storico della città[9], quella architettonica rappresentata magnificamente da Palazzo Carafa, già sede del Monte di Pietà,[10] a cui dovrebbe venire garantito un utilizzo pienamente adeguato del patrimonio storico-artistico che possiede, facendone un’istituzione museale in grado di autogestirsi. E, ancora, quella archeologica, con il parco monumentale della Villa Comunale[11] che da troppo tempo versa nel degrado ed avrebbe invece bisogno, non di interventi una tantum come quelli visti finora, ma di un serio programma complessivo di rilancio. Fino alla necessaria tutela della Reggia di Capodimonte e delle aree abitate limitrofe esposte ai rumori provenienti dallo scalo di Capodichino[12].

Di tutte queste battaglie, però, non voglio ricordare soltanto l’esito finale depositato agli atti del Parlamento. Mi porto dietro, invece, tutta la tenacia e l’entusiasmo delle associazioni civiche impegnate su ognuno di questi temi, con cui ho discusso di soluzioni ai problemi che mi hanno segnalato e delle soluzioni e a cui ho cercato di dare voce.

Un’occasione speciale per riunirle è stata l’iniziativa dell’anno scorso “Napoli sì, ma non così”: giovani, volontari, cittadini in maglietta gialla hanno organizzato 10 gazebo in diverse aree della città, da Bagnoli a Fuorigrotta, da San Giovanni a Teduccio al Vomero, ciascuno dedicato ad un tema, dalla riqualificazione delle periferie alla cura della bellezza urbana e architettonica, dalla lotta alla camorra all’inclusione sociale.

Mi piace pensare che il Partito Democratico debba essere animato da una sola e semplice passione: la voglia di essere utile a tutti. È un dovere quando si ha l’onere della guida del Paese, diventa una scelta d’identità quando ci si mette a disposizione di una comunità cittadina, con i suoi bisogni, le sue paure e le sue speranze.

 

 

Avanti, con le donne

Mai sono arrivate in Parlamento così tante donne, come in questa Legislatura. Un record che nel 2013 ha creato molte aspettative, credo in buona parte mantenute.

Voglio, in primo luogo, ricordare la nascita nel 2015 dell’Intergruppo sulle questioni di genere. Da quel momento le deputate di tutti gli schieramenti politici hanno avuto un luogo in più per discutere e far avanzare proposte legislative in tema di diritti delle donne, proporre tematiche ed eventi culturali connessi. Dalle questioni per la rappresentanza di genere nelle istituzioni[13], su cui ho presentato una proposta di legge, fino ad interventi per l’occupazione femminile come i maggiori vantaggi decontributivi per il datore di lavoro[14], per i quali ho proposto un emendamento nella legge di bilancio 2016; ma penso ancora all’estensione del congedo alle lavoratrici autonome vittime di violenza di genere. Ho ricordato alcune delle battaglie che l’Intergruppo ha sostenuto lunga tutta la discussione parlamentare: se molte di esse sono andate a buon fine è anche merito dello spirito di collaborazione con cui le donne in Parlamento hanno lavorato.

L’educazione di genere nei processi educativi è un tema fondamentale per superare le forme irrigidite e stereotipate con cui le identità di genere vengono plasmate nelle scuole, nei luoghi di lavoro e di socialità. Se vogliamo raccogliere le istanze pluraliste, multietniche e diversificate provenienti dalla nostra società, dobbiamo cominciare dalle scuole, dagli strumenti educativi utilizzati dai nostri ragazzi. Per questo ho presentato una proposta di legge che propone di introdurre l’educazione di genere nell’insegnamento scolastico e universitario[15]. Si tratta di un tema che è stato discusso nel corso dell’ultimo anno in Commissione Cultura della Camera. Purtroppo la fine della Legislatura non ha permesso di arrivare all’approvazione definitiva della legge; resta però il buon punto a cui è arrivato il lavoro fatto, che il nuovo Parlamento potrà riprendere.

Voglio, poi, ancora ricordare il lavoro condotto all’interno del Comitato Pari Opportunità (CPO) della Camera dei Deputati, che ho avuto l’onore di presiedere.

Il CPO ha tenuto 21 riunioni durante le quali sono state affrontate questioni di genere e, soprattutto, soluzioni per migliorare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per le dipendenti e i dipendenti della Camera dei Deputati. Abbiamo creduto molto in questo impegno come leva per incrementare la motivazione e il senso di appartenenza dei dipendenti, con l’idea che anche da questi aspetti passi una maggiore efficienza dell’azione amministrativa.

Lo abbiamo fatto favorendo la diffusione all’interno dell’Amministrazione di un’adeguata cultura di genere e di buone prassi in materia di pari opportunità e benessere organizzativo. In proposito mi piace ricordare che, su proposta del Comitato, l’Amministrazione della Camera ha aderito per la prima volta all’iniziativa “Bimbi in ufficio” (3 marzo 2017), che ha registrato una straordinaria partecipazione da parte dei dipendenti.

Nel 2014 in occasione della Giornata internazionale della donna è stata proiettato il documentario “Bellissime” di Giovanna Gagliardo, centrato sull’impegno delle donne per la conquista dei diritti. Protagonisti di seminari e convegni sono stati, poi, i costituzionalisti Lorenza Carlassare e Gustavo Zagrebelsky, l’antropologa Annalisa Di Nuzzo che ha presentato la ricerca “Fuori da casa. Migrazioni di minori non accompagnati”.

Le nostre maggiori energie sono, però, andate all’elaborazione del Piano di azioni positive della Camera, approvato il 4 luglio 2017[16]. È la prima volta che questo Comitato, attivo dal 2000, produce una proposta di azione così minuziosa, articolata per macro-obiettivi generali e più determinati obiettivi di settore, già declinata in specifiche fasi operative e sperimentali. Si va dall’introduzione di forme di smart-work a moduli di lavoro con orari e turni più flessibili, da nuovi servizi per favorire la cura familiare a misure che promuovano l’empowerment femminile.

Il piano ha richiesto un lungo lavoro di approfondimento e di confronto, che ha coinvolto sia i responsabili delle strutture dell’Amministrazione della Camera, comprese le organizzazioni sindacali, sia i soggetti esterni esperti in materia. Un lavoro che ha occupato l’agenda del Comitato per molte riunioni e ha comportato un forte impegno da parte di tutte le sue componenti. Tanto più importante perchPé è dalle istituzioni più rappresentative che occorre partire per dare concreta attuazione a misure che contribuiscano a ridurre i divari di genere e a diffondere una cultura della valorizzazione delle differenze come foriera di benessere per tutti e tutte.

In quanto Presidente, non posso che essere orgogliosa di un risultato che costituisce un testimone importante per chi prenderà le redini del Comitato in futuro e potrà rappresentare una buona prassi esportabile in altre istituzioni. Esso potrà costituire la cornice entro la quale sviluppare e rafforzare nella prossima legislatura la cultura del benessere organizzativo e della migliore conciliazione possibile tra vita lavorativa e vita personale per le persone che lavorano alla Camera.

 

I diritti dei più deboli

Il Mezzogiorno non è più un’area giovane, né tanto meno il serbatoio demografico del Paese. Ce lo indica il rapporto 2017 della SVIMEZ: nella dinamica demografica si sta configurando una nuova declinazione del dualismo Sud-Nord. Aggiungiamo poi che le politiche demografiche devono fare i conti con i soggetti che rischiano di restare più indietro, tra cui ci sono certamente i bambini che nascono da famiglie in difficoltà socio-economica. Se vengono abbandonati a se stessi, con grandi difficoltà potranno sollevarsi da un futuro a rischio marginalità e devianza.

Per questo, resta ancora tutta da fare una riflessione che accompagni il sostegno sanitario con interventi per tutelare e sostenere la genitorialità, la relazione tra madre e bambino e l’intero contesto familiare che si appresta ad accogliere un nascituro. Ci ho provato con la proposta di legge presentata nel 2015, che consente al Governo di istituire un sistema integrato di accoglienza, protezione sociale e sostegno del minore dal concepimento fino al terzo anno di età[17]. Resto fermamente convinta che quello dedicato alla natalità sia un pezzo decisivo del nostro sistema di welfare che va rafforzato sotto due punti di vista: universalità nell’accesso delle prestazioni e integrazione delle politiche sociali e sanitarie.

 

Ho sempre creduto che la politica non deve avere timore di fare battaglie inizialmente poco popolari o dirappresentare i diritti di chi difficilmente entra nelle cronache politiche o giornalistiche. Penso soprattutto alle vittime, in particolare quelle di reati violenti, che fino al 2016 non disponevano di nessuna tutela risarcitoria nel caso in cui il colpevole rimanesse sconosciuto. Su queste battaglie costante e approfondito è stato il dialogo portato avanti con la Fondazione POL.I.S. che ha sede a Napoli. Ne sono risultate tre proposte di legge, di cui mi sono fatta promotrice alla Camera: la legge sul sostegno socio-sanitario del minore, quella che introduce un sistema di indennizzo per le vittime di reato intenzionale a carico di un fondo di solidarietà e la terza, che porta al secondo grado di parentela il legame che consente l’indennizzo per i superstiti di vittime di criminalità organizzata.

È straordinario l’impegno che da anni Paolo Siani, Presidente della Fondazione POL.I.S., mette sulle politiche a sostegno delle vittime della criminalità e per la valorizzazione dei beni confiscati. Collaborare con lui e tutto il team della Fondazione è stata una tra le pagine più entusiasmanti di questi cinque anni e perciò non posso che essere molto felice che Paolo abbia accettato di candidarsi a Napoli con il Partito Democratico.

Questo comune impegno mi ha portato a presentare la proposta di legge in materia di indennizzo per le vittime di reati violenti intenzionali[18] con l’obiettivo di riparare ad una lacuna dell’ordinamento italiano ereditata dal Governo nel 2013, su cui per giunta l’Europa ci aveva condannato. Nel frattempo, dal 2016, grazie all’azione del Governo, il nostro Paese si è dotato di un sistema organico di indennizzo. Non posso che essere soddisfatta se il nostro contributo ha in piccola parte sollecitato l’approvazione di questa norma di civiltà, la cui applicazione, adesso, andrà monitorata con attenzione, per inserire eventuali miglioramenti a storture e vuoti normativi.

Nel febbraio 2017 ho accettato con piacere l’invito ad una audizione sul tema “Vittime delle mafie” venuto da parte degli Stati generali della lotta alle mafie, organizzati con sensibilità politica e lungimiranza dal Ministro della Giustizia. È stata l’occasione innanzitutto per esporre i miei atti parlamentari sulla materia, a partire dalla proposta depositata alla Camera per rendere più efficiente da un lato l’erogazione degli indennizzi ai superstiti delle vittime di mafia, assicurando dall’altro un controllo più stringente sui destinatari di questi benefici[19].

L’audizione è stata poi utile per un confronto più ampio e approfondito, con al centro prevalentemente due temi: da un lato le proposte per rafforzare il sostegno alle vittime e il loro contributo alla lotta alla criminalità organizzata, dall’altro i modi per valorizzare la storia personale delle vittime e toglierle dal pericolo di cadere in uno stato di vulnerabilità psicologica, sociale ed economica.

Credo che mettere a frutto il lavoro compiuto dagli Stati generali, il materiale raccolto e le proposte fatte, sarà un compito che i Parlamentari della prossima legislatura non potranno lasciare perdere.

 

I diritti di chi garantisce i diritti

Ho detto del mio impegno per le vittime, ma non dimentico che i loro diritti sono garantiti da un sistema giurisdizionale che funziona solo se tutti i soggetti che ne fanno parte sono messi nelle condizioni di operare al meglio. Perciò, in questi anni, ho seguito due temi a cui sono particolarmente legata: l’equo compenso per gli avvocati e la riforma della magistratura onoraria.

Quest’ultima è stata una riforma tra le più dolorose e, al contempo, necessarie della legislatura. Più volte, ho avuto modo di discuterne con l’Associazione nazionale Giudici di pace e altre associazioni ancora. Conosco bene l’impegno con cui i magistrati onorari hanno svolto in questi anni un lavoro di supplenza fondamentale per il corretto funzionamento della giustizia italiana. In questo caso, non dobbiamo avere il timore di riconoscere che il risultato a cui si è giunti con l’ultimo decreto legislativo non è del tutto soddisfacente, in particolare per quello che riguarda la fase transitoria che precede l’entrata a regime della riforma. Credo, però, che vadano valorizzati i pareri approfonditi e articolati che le Commissioni di Camera e Senato hanno dato proprio nella discussione di quel testo; essi costituiscono buoni punti di partenza per riattivare la discussione in un futuro vicino.

Per quanto riguarda invece l’equo compenso[20], l’anno scorso ho presentato un’interrogazione al Ministro della Giustizia per sollecitare un suo intervento su un tema che aveva visto azioni annunciate ma ancora nessun intervento concreto. Il decreto fiscale 2017 contiene il provvedimento che garantisce l’equo compenso dell’avvocato in proporzione alla qualità e alla quantità del lavoro prestato verso il proprio committente, tutelando il professionista in caso di clausole capestro inserite nel contratto. L’esperienza ci insegna che sono spesso i clienti “forti”, grandi banche e compagnie assicurative, che fanno valere la loro posizione di privilegio per inserire condizioni vessatorie per i professionisti. È un tema su cui ho interloquito più volte con l’Ordine forense di Napoli, da cui ho avuto suggerimenti e sollecitazioni utilissime. Credo che la nuova norma, approvata di recente, dia bene l’idea che il Partito democratico persegue una politica del lavoro in cui i diritti da tutelare sono anzitutto quelli dei soggetti in posizione di svantaggio, si tratti di lavoro dipendente o di quello autonomo. Nel merito, quello raggiunto ad oggi credo sia un buon punto di partenza, voluto fortemente dal Partito Democratico, che potrà senza dubbio essere migliorato ancora in futuro, in particolare per quanto riguarda i tempi con cui proporre la dichiarazione di nullità delle clausole ritenute vessatorie.

 

L’Ufficio di Presidenza della Camera

Ho avuto l’onore di fare parte, in qualità di Segretario, dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati. La battaglia più importante ha riguardato l’attività di lobbying che svolgono i portatori di interessi presso la Camera.

Con una delibera dell’8 febbraio 2017, l’Ufficio di Presidenza ha disciplinato l’attività di rappresentanza di interessi in conformità con il regolamento approvato dalla Giunta per il regolamento. Si è trattato di un passo concreto per riconoscere e regolare l’attività dei lobbisti, cioè di coloro che rappresentano presso i decisori pubblici gli interessi leciti privati.

Abbiamo fornito in primo luogo una definizione chiara dell’attività, delle sue caratteristiche e dei limiti entro cui può essere svolta. È stato poi istituito, presso l’Ufficio di presidenza[21], il Registro dei soggetti che professionalmente svolgono attività di rappresentanza, affidando al Collegio dei questori il compito di sovrintendervi per quanto riguarda le procedure di mantenimento e di aggiornamento.

Quanto fatto vale per l’attività della Camera e le sue sedi. Il nostro Paese, però, non possiede ancora una normativa nazionale, che a maggior ragione si rende ora necessaria.

Per questo, l’ultima proposta di legge che ho presentato in questa legislatura riguarda proprio l’attività di rappresentanza di interessi[22]. Non è stato possibile discuterla, ma ripresentarla in Parlamento sarà il primo passo che farò nel caso fossi rieletta.

Oggi abbiamo di fronte l’esigenza di stimolare positivamente chi rappresenta i poteri pubblici a prove che costringano a esercitare in modo trasparente e accessibile la missione al servizio dei cittadini. Insieme a questo, però, abbiamo anche l’obbligo di favorire nuove e diverse forme di riconoscimento degli interessi presenti nella società. Per queste ragioni, la necessità di stabilire regole e procedure chiare entro cui possa svilupparsi l’azione di influenza dei portatori di interessi particolari non è più rinviabile.

Grazie

Da queste poche pagine avrete capito che il lavoro fatto è stato il risultato dell’impegno di molti. La politica non è attività di singoli: riesce bene e dà risultati quando è capace di unire le forze migliori di una comunità.

Sostenendo tutte le maggiori istituzioni governative, ho lavorato per la mia città, difendendone gli interessi generali tutte le volte che essi faticavano ad imporsi, a causa di strumentalizzazioni di una parte, o per situazioni critiche oggettive, in particolare legate al problema occupazionale.

Ho lavorato per unire la rappresentanza femminile in Parlamento, con l’obiettivo di far compiere concreti passi indietro alle innumerevoli discriminazioni legate al genere che ancora esistono nel nostro Paese.

Mi sono impegnata per svolgere il mio mandato con disciplina e onore, come prescrive la nostra Costituzione. Se ci sono riuscita, grande merito è dei moltissimi che hanno fatto questo percorso insieme a me, portando idee, proposte e sostegno.

È loro che ringrazio, le associazioni civiche che mi hanno accompagnato ad approfondire problemi reali e concreti, quelle di molte categorie che mi hanno considerato un affidabile punto di riferimento per rappresentare le loro istanze, i democratici che ogni giorno a Napoli stringono i denti per tenere vivo un Partito che non sempre offre loro le condizioni migliori per coltivare la passione politica, tutti i cittadini che ho incontrato in questi anni, nelle piazze, nelle vie, durante un volantinaggio o una manifestazione. Con tutti loro mi accomunano le parole essenziali del mio vocabolario politico: una società giusta, dove favorire il merito significhi dare più opportunità a chi da solo non ce le ha; una società equa, quella nella quale l’energia delle donne diventa la benzina per il rinnovamento.

A tutti loro va la mia riconoscenza per avermi aiutato a costruire un percorso di sviluppo della nostra comunità e del nostro territorio. Questo percorso è solo all’inizio, tante saranno le sfide nei prossimi cinque anni. Iniziamo a discuterne in questa campagna elettorale.

Le radici che abbiamo piantato hanno dato i primi germogli, continuiamo a camminare insieme per farli crescere ancora!

 

 

NOTE

[1]    http://www.camera.it/leg17/126?leg=17&idDocumento=4450

[2]    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=3/03051&ramo=CAMERA&leg=17

[3]    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=3/01601&ramo=C&leg=17

[4]    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=2/00857&ramo=C&leg=17

[5]    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/04733&ramo=C&leg=17

[6]     http://www.camera.it/leg17/126?tab=1&leg=17&idDocumento=679&sede=&tipo=

[7]    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/17036&ramo=C&leg=17

[8]    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/09859&ramo=C&leg=17

[9]    http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/09318&ramo=C&leg=17

[10]  http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/17085&ramo=C&leg=17

[11]  http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/14980&ramo=C&leg=17

[12]  http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/16912&ramo=C&leg=17

[13]  http://www.camera.it/leg17/126?leg=17&idDocumento=1487

[14]  https://parlamento17.openpolis.it/emendamento/178584

[15]  http://www.camera.it/leg17/126?leg=17&idDocumento=2585

[16]  http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/file_bollettino_organi_collegiali/files/000/000/087/organi_coll_048.pdf

[17]  http://www.camera.it/leg17/126?leg=17&idDocumento=3454

[18]  http://www.camera.it/leg17/126?leg=17&idDocumento=2306

[19]  http://www.camera.it/leg17/126?leg=17&idDocumento=2307

[20]  http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/15715&ramo=C&leg=17

[21]  http://www.camera.it/leg17/1306

[22]  http://www.camera.it/leg17/126?leg=17&idDocumento=4765

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